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Traina a Malta



Porto della Valletta  (Malta)
Il porto di La Valletta (capitale di Malta)
La battuta di pesca che raccontero' si e' svolta ben sei anni addietro,ma era stata dimenticata a causa della perdita dell'unico rollino fotografico che avevamo scattato.
Poi l'amico Luigi che per il viaggio ci ospitava nella sua macchina, si e' deciso a lavarla (lui effettua circa due lavaggi per decennio) e,dal portabagagli, e' saltato fuori il rollino.
Purtroppo di tutte le foto,gia' fatte male all'origine,se ne sono salvate solo due,per fortuna le piu' significative.Nel testo sono riportate delle vedute dell'isola di Malta,ma sono cartoline che ho inviato a casa, faticosamente ritrovate, e non foto.
Malta e' un arcipelago, l'isola piu' importante e' Malta e questa omonimia crea la convinzione che sia una sola isola.
L'arcipelago si trova tra la Sicilia e Lampedusa (e' piu' vicina Malta di Lampedusa) ed e' facilmente raggiungibile anche in traghetto.
E' un posto delizioso, ricco di monumenti e di storia.
A Malta e' stata fondata la prima Universita' Europea, e' sempre stata la sede dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, ha luoghi incantevoli, come la vecchia capitale e l'isola di Gozo.
Le sue coste sono prevalentemente rocciose con acque limpide e subito profonde, purtroppo spesso battute da forti venti.
La vegetazione e' inusuale, sembrano piante in miniatura a causa della totale mancanza di acqua; quel poco che viene fornita e' ricavata dall'acqua di mare desalizzata.
La popolazione e' molto ospitale e ben disposta verso i turisti che costituiscono la principale fonte di reddito. Molti, oltre all'Inglese, parlano "mezzo" Italiano e "mezzo" Siciliano,quindi e' facile farsi capire.
L'isola di Malta la conoscevo da molti anni per motivi di lavoro e mi ero sempre ripromesso di tornare come turista e, soprattutto, per pescare, cosi' affascinato dall'isola da parlarne continuamente agli amici cercando di convincerli ad una battuta di pesca (al limite dello sfinimento,dicevano loro), ma senza risultato.
Poi venne l'occasione.
Un conoscente, che abitualmente trascorreva un periodo di ferie alla Valletta (capitale di Malta), non poteva iniziare la sua vacanza prima di meta' Luglio e,avendo prenotato un appartamento dal primo del mese che quindi sarebbe rimasto inutilizzato ci offri il soggiorno.
Era un'offerta allettante che non si poteva rifiutare, infatti non faticai molto a farla accettare e iniziammo subito la procedura di convincimento delle mogli, o meglio, gli altri iniziarono, la mia e' da tempo rassegnata.
Pero' successe un imprevisto, dato che l'appartamento era piuttosto grande, figli e generi proposero la loro candidatura.
Non che volessimo andare soli ,ma con "l'asilo infantile dietro" non ci sentivamo a nostro agio, quindi ci furono diverse discussioni, anche perche' era aumentato il numero delle mogli da convincere, poi raggiungemmo un compromesso.
Due gruppi separati, i pescatori, "quelle veri" che eravamo noi e i "dilettanti" (figli e genero) per conto loro, con l'impegno di non interferire.
L'altra condizione del trattato di pace, con le mogli, prevedeva cinque giorni di permesso,viaggio compreso.
Non era in massimo, ma di piu' non si poteva ottenere.
Deciso il giorno della partenza cercammo di prenotare un volo Roma Malta (il 4 Luglio).
L'impiegato dell'agenzia di viaggi, che era un amico, si fece una bella risata e ci consiglio' di andare in auto fino in Sicilia e poi in traghetto, che forse, avremmo trovato posto.Con il che i primi due giorni erano gia' consumati per il solo viaggio, ma con il buonumore di chi sta andando in ferie decidemmo che era meglio cosi' perche, senza le limitazioni imposte dal viaggio in aereo, avremmo potuto portare tutte le nostre canne.

Primo giorno

Partenza all'alba, che poi era notte fonda (le ore 4) e prima sosta programmata a Napoli ore 6, in modo da evitare il traffico dei gitanti verso il mare.
Naturalmente tra colazione (alle quattro di notte, anche se gli altri, per minimizzare, dicevano le quattro del mattino), acquisto sigarette (indispensabili) e rifornimento di benzina, invece di arrivare a Napoli verso le 6 arrivammo dopo le 8.
La differenza e' enorme, per chi conosce quel tratto di autostrada (Napoli-Salerno) non occorrono spiegazioni, per gli altri : una bolgia infernale.
Comunque riuscimmo a superare gli ingorghi e, verso le 14, dopo il tratto montuoso del Cilento, tornammo in riva al mare (nella zona di Praia), dove ci fermammo per il pranzo "tanto Villa S. Giovanni e' vicina e arriviamo presto", poveri illusi.
A Villa San Giovanni , dove prevedevamo di prendere il traghetto per Messina, arrivammo realmente in poche ore, ma i biglietti non erano piu' in vendita, solo qualche bagarino li scambiava con quelli vincenti della lotteria di Capodanno.
Cosi' invece di due erano "partiti" tre giorni.
Occupammo le ultime ore della giornata per un giretto durante il quale acquistammo una discreta quantita' di mazzancolle per il primo pranzo a Malta.

Secondo giorno

Il giorno successivo riuscimmo a prendere il traghetto.
Sbarcati a Messina, dopo un estenuante viaggio fino a Trapani, ci imbarcammo per Malta,s enza altre difficolta', ma ben consapevoli della litigata che ci aspettava al ritorno, dato che gia' prevedevamo due giorni di ritardo (per recuperare il tempo perso).

Gozzo Maltese da pesca
Gozzo maltese
Il traghetto per Lampedusa,che faceva scalo anche a Malta (la Valletta),partiva la sera per arrivare il mattino successivo.Quindi,per sfruttare pienamente il tempo, decidemmo di cercare una barca appena arrivati e di uscire immediatamente a traina alle Lampughe.
Sbrigate le formalita' doganali (a quel tempo occorreva ancora il passaporto,non essendo Malta nella U.E.) iniziammo ad informarci per l'imbarcazione,ma essendo ormai tardi i gozzi maltesi (vedi foto a fianco),l'unico tipo di barca che si potava trovare,erano tutti in mare.
A quel punto dovevamo decidere se fare i turisti o cercare di pescare in qualche modo,naturalmente la scelta fu di pescare.Con l'intenzione di sacrificare, come esca, le mazzancolle ci fermammo in una zona libera del porto.Poi ci guardammo in faccia con aria interogativa,ciascuno aspettava che l'altro tirasse fuori le canne adatte alla pesca da riva che,naturalmente erano tutte a casa.
Per farla breve,in cinque avevamo dodici canne da traina,ma nulla che potesse servire da riva.
Cosi' fu giocoforza pessare al turismo.
Fortunatamente,mentre passeggiavamo per la Valletta,incontrammo un negozio di pesca.La decisione fu immediata ed unanime "acquistiamo una canna".
Il negozio, pero' era molto carente, il massimo che trovammo fu una cannuccia di 2 mt, con un mulinello "cinese", filo e montatura inclusa, costo poche migliaia di lire.
Mentre il negoziante che non aveva capito che eravamo di passaggio insiteva per farci ordinare bellissime canne da catalogo, decidemmo per l'acquisto, rassicurammo il negoziante che saremmo ripassati per fare l'ordine e scappammo al porto.
Sostituimmo la montatura ( tutti avevamo portato le cassette con filo, ami, piombi, dimenticando le canne per la pesca da riva ) e iniziammo a preparare la cannuccia.

Rombo pescato da riva a Malta
In quel mentre arrivo' un altro pescatore,che poi sapemmo essere del posto, che,sfoderata una batteria impressionante di canne di tutte le misure, inizio' a metterle in pesca, lanciandoci, di tanto in tanto, acchiate di commiserazione.
Intanto, Aleandro quello della foto a fianco, aveva messo in pesca la cannuccia innescata con un pezzo di mazzancolla sgusciata.
Quasi immediatamente prese un piccolo Sarago, poi nuovo lancio e nuovo Sarago e cosi' per diverse volte.
Il nostro vicino ci guardava sempre piu' incuriosito di quel gruppo che con una sola canna, inadatta, pescava quasi a ripetizione.
I Saraghi erano molto piccoli e, anche per la presenza del pescatore indigeno, Aleandro li rimetteva in acqua ( per la prima volta in vita sua ) con aria schifata, facendo intendere che pesce tanto piccolo era indegno della sua lenza.
Ad un certo punto, dopo diversi Saraghetti e una Stella, l'indigeno si avvicino' e, in Italiano quasi perfetto ( ci aveva riconosciuti dalle targhe ) ci chiese con cosa pescavamo.
Naturalmente gli fornimmo tutte le informazioni circa esca e montatura. Lui pescava con galleggiante e amo a circa 2 mt di fondo, Sarde come esca.
Dopo avergli raccontato delle nostre avventure gli mostrammo la montatura ( senza galleggiante, piombo da 30 gr, due ami, uno con bracciolo da circa 40 cm, a circa 20 cm dal piombo in modo da toccare il fondo, l'altro piu' alto di 1 mt e bracciolo corto ) gli fornimmo diverse Mazzancolle e lo invitammo a provare.
Cosi' inizio' anche lui a prendere i Saraghetti, che, molto meno inibito di noi, riponeva in un secchio, dove iniziammo a mettere anche quelli presi da Aleandro.
La cosa ando' avanti, con fasi alterne, per circa due ore, poi piu' nulla.
Intanto si era all'imbrunire e iniziammo a salutare il nostro nuovo amico, spiegandogli che dovevamo cercare una barca per il giorno successivo.
Lui ci disse che non era necessario in quanto possedeva un "open" in grado di ospitarci tutti e sarebbe uscito molto volentieri con noi.
Mentre finivamo di prendere accordi, dopo esserci guadagnati la fama di buoni pescatori avendo mostrato l'armamentario di canne da traina, Aleandro inizio' ad ululare.
La cannuccia era del tutto piegata e il mulinello slittava con la frizione completamente chiusa.
Poco dopo si vide, in superfice, l'enorme Rombo della foto.
Il recupero non fu particolarmente difficile,i n quanto, dopo i primi momenti, il Rombo si lasciava trascinare senza opporre resistenza.
Il nostro amico ci presto' il guadino ( qelli che avevamo erano troppo corti per essere utilizzati dal molo ) e si guadagno' un invito a cena a base di Rombo e Mazzancolle ( le poche rimaste ).Lui ci mise i Saraghetti come frittura.
La cena fu' ottima ma veloce. Al mattino successivo ci saremmo alzati presto e quindi a letto presto.

Terzo giorno

Il mattino la prima cosa fu una discussione.
Non sopporto la mania di uscire alle 4. La mattina, prima che sorga il Sole non si prende nulla, ne' a traina, ne' a bolentino, quindi non vedo la necessita', masochista, di perdere il sonno, ma fu giocoforza accettare il punto di vista della maggioranza, cosi' alle 5 eravamo al porto.
Lui era gia' arrivato. In tuta mimetica, calzini bianchi sopra i pantaloni della tuta fino a meta' polpaccio, berretto da incursore, scarpe da ginnastica di una strana tonalita' rossa.
Mentre ci dirigevamo verso la darsena ci disse di essere di origine Inglese e che, come molti suoi concittadini, andando in pensione si era trasferito a Malta. Questo spiegava l'abbigliamento, pensai.
Arrivato in banchina si fermo' davanti ad un gommone di circa 10/12 mt, con tre motori da 200 Hp. Cosi capii che l'open era quel mostro da "scafisti".
Usciti dal porto mise i motori al minimo e ci invito' a calare le canne, cosa che provammo a fare, con il risultato che le esche, due minnow e due cucchiaini, facevano lo sci d'acqua nonostante 200 gr di piombo.

Lampughe e Barracuda pescati a Malta
Lampughe e Barracuda presi a traina
Decidemmo, quindi, di trainare con il solo motore centrale e di cercare Lampughe.
Spenti gli altri due motori allungammo molto le lenze ( la Lampuga preferisce attaccare le esche lontane dall'imbarcazione ).
Montammo tre canne, una con minnow, la seconda con cucchiaino con 200 gr, la terza con cucchiaino e 100 gr. di piombi.
Appena pronti ci diriggemmo verso una zona con batimetriche da -80 a -120 ad appena un miglio dalla costa.
Come previsto, succede tutte le volte, fino alle ore 9, cioe' fino a sole bello alto non accadde nulla.
Poi la Lampuga, non grande, ma benvenuta ( la prima a sinistra nella foto ), seguita da uno Scombro enorme ( il terzo da sinistra ), entrambi con cucchiaino piombato da 100 gr.
Seguitammo a trainare nella zona per circa due ore senza altre catture, cosi' decidemmo di allargarci verso una secca che conosceva il nostro ospite a circa 40 Nm dal porto, in direzione SUD.
Recuperate le lenze, accesi gli altri motori partimmo a tutta velocita' ( fortunatamente il mare era calmo ). In circa un'ora eravamo sul posto.
La secca era notevole, e , credo, ottima per il bolentino di profondita.
Era costituita da due rilievi contigui pianeggianti, come fossero due grandi gradini, che dalla profondita' di -300 mt arrivavano rispettivamente a -100 e -80 mt.
La zona circostante, a -300 mt, sprofondava rapidamente oltre la portata dell'ecoscandaglio.
Ci disse di modificare le lenze armandole con cavetto di acciaio in quanto ci avrebbe fatto prendere un pesce che non conscevamo.
Quando le lenze furono in mare segui' una rotta memorizzata su GPS, procedento a velocita' variabile e gettando in mare un liquido rosso che aveva in alcune bottiglie ( ci spiego' che era sangue di maiale ).
Dopo meno di 30 minuti partirono contemporaneamente due canne, la mia e quella di Rosario, purtroppo entrambe dalla stessa parte dello scafo. Quando inziammo il recupero ci accorgemmo che le prede erano grandi e combattive e il fatto di averle dalla stessa parte ci ostacolava i movimenti.
La mia cattura arrivo' per prima sotto bordo. Quando fu affincata all'imbarcazione, con la testa fuori dall'acqua per cercare di stancarla, Libero la prese con un magistrale colpo di raffio, ma l'altra forse per distrazione di Rosario che si era girato per vedere como finiva, si infilo' sotto lo scafo rompendo la lenza sulla chiglia.
Quando la issammo a bordo ci accorgemmo che era un Baracuda ( nella foto il secondo da sinistra ).
Come anticipato dal nostro ospite non ne avevamo mai preso uno, quindi lo esaminammo con molta attenzione ( dopo morto ).
La dentatura era formidabile, la bocca enorme con mascelle lunghe che gli conferivano un aspetto truce, il corpo argenteo affusolato con grandi pinne che indicavano una forte velocita' e puzzava, puzzava come una fogna, infatti il nostro ospite ci confermo' che nessuno si era mai provato a mangiarlo e che venivano pescati solo per divertimento.
Intanto si stava alzando vento di scirocco e decidemmo di tornare verso Malta trainando.
Per circa due ore non ci furono attacchi.
Il mare si ingrossava, cosi' recuperammo le lenze per procedere piu' velocemente e ci derigemmo verso l'isola con l'intenzione di andare a pescare in una zona ridossata.
Arrivammo verso le 15 ed essendo il porto ben a ridosso dallo scirocco ci fermammo per trainare in quella zona.
Prendemmo due Palamiti, nella foto gli ultimi due a destra, di circa 3 kg, entrambi con minnow ( rapala magnum colore maccarello, cioe' corpo verde chiaro e strisce verde scuro ) non piombato.
Un terzo, preso con cucchiaino affondato con 100 gr del tipo a toriglione, si slamo' sotto la barca mentre stavo togliendo il piombo.
Erano quasi le 18, il vento era girato e il mare ingrossava anche da questa parte dell'isola, quindi decidemmo che la battuta era finita e rientrammo in porto.
Dopo la foto di rito ci sbarazzammo del Barracuda, spartimmo il pescato e scambiammo, con il nostro ospite gli indirizzi e i numeri telefonici con l'assoluta certezza di rimanere in contatto ( poi come accade sempre non ci siamo piu' visti ne' sentiti ).
La serata la concludemmo con una visita, solo per curiosita', al Casino.
Nessuno di noi era mai stato in un posto del genere e, ricordando i films ambientati a Las Vegas, speravamo in una serata particolare in un ambiente spettacolare.
Cosi' trovammo il locale, ottima posizione a picco su una scogliera, pagammo il biglietto di ingresso, non molto economico ed entrammo.
Un luogo squallido, con un solo tavolo, quattro o cinque persone e una sfilza interminabile di macchinette deserte. Dopo meno di 10 minuti eravamo in macchina, verso casa.
Il giorno successivo, non potendo fare altro a causa del cattivo tempo che le previsioni davano in peggioramento, ci imbarcammo per il rientro addirittura in anticipo.