Dicembre.
Finalmente una buona giornata di sole e mare poco mosso.
Anche se in anticipo, la pesca a bolentino la inizio a Gennaio, decidiamo un'uscita a Fraolini che potrebbero essere gia' accostati in branchi.
In questo periodo, pochi giorni prima di Natale, metto a terra l'attrezzatura da traina e imbarco quella da bolentino in quanto fino a Marzo le uscite saranno a bolentino e traina a Spigole che, data la scarsa combattivita', possono essere catturate agevolmente anche con canne da bolentino.
Proprio per le Spigole lascio a bordo gli artificiali da traina costiera: cucchiaini, piume e qualche Rapala da 8 cm e poichè delle Spigole se ne parlerà tra un mese, li ripongo in un gavone poco utilizzato, dove si sono ammucchiate tutte le cianfrusaglie reccolte nel corso degli anni e mai utilizzate.
Il mattino appuntamento alle 7 al porto.
Solita rapida colazione, e lasciato l'ormeggio, decidiamo di provare a ponente in quanto le previsioni meteo danno
vento debole da Sud Est che è il migliore per pescare a scarroccio verso ponente.La zona è la Solferata ( vedi
Itinerario Anzio-Ostia zone 6 e 7)ottima per Fraolini.
La zona scelta si trova a circa 8 Nm dal porto e, alla velocità che tengo normalmente, occorre circa un'ora, quindi, per passare il tempo accendiamo il VHF sul canale delle conversazioni e ci mettiamo in ascolto.
Le altre barche sono già in pesca e si sentono le solite fesserie del tipo " prendi il coppo che questo è enorme", urlate ad alta voce in modo che chi è in ascolto possa sentirla bene, anche se tutti sappiamo che se una barca pesca davvero gli occupanti non parlano al VHF e se interrogati rispondono "niente di speciale, qualche toccata ma tutti piccoli".
Riconosco le voci, sono due barche di amici ormeggiate al mio stesso molo, e mi intrometto scherzando, cosi' tra una chiacchera e uno scherzo passa il tempo della navigazione.
Arrivati in zona troviamo le due barche ancorate a qualche centinaio di metri l'una dall'altra e decidiamo di scarrocciare nel mezzo alla ricerca del punto migliore per ancorare.
Iniziamo a pescare con lenza a due ami innescati con Americano in quello che tocca il fondo e Cannello all'amo superiore, la corrente è debole quindi utilizziamo piombo da 80 grammi e canne molto sensibili.
Quasi subito abbiamo le prime catture ma sono realmente piccoli, quindi decidiamo di non ancorare e di cercare una zona migliore.
Proviamo in diversi punti ma la taglia è la stessa, dopo circa due ore abbiamo preso una trentina di Fraolini tra i 200 e i 300 grammi e una grande quantita' di minutaglia che rimettiamo in acqua, non è giornata.
Decidiamo comunque di aspettare il punto di marea con la speranza che accostino quelli di taglia e seguitiamo a scarrocciare.
Ma contrariamente alle previsioni, verso l'orario della marea, le catture cessano all'improvviso.
Risaliamo ai punti precedenti dove avevamo avuto abboccate ed è la stessa storia : il nulla.
Chiamiamo per radio le altre barche che ci confermano la situazione e ci informano che rientrano.
Intanto è quasi mezzogiorno.Siamo indecisi se rimanere o rientrare, mentre parliamo, in realtà Mario parla io mangio alcuni Cannelli ancora freschissimi, vediamo nello scandaglio diversi grossi bersagli che passano a 25/30 mt sotto la barca, sono troppo piccoli per essere Delfini e troppo grandi per Cefali o Sugherelli, pensiamo che possano essere Palamiti, anche se in questo periodo è difficile che accostino, ma la sparizione dei Fraolini ci conferma che sono predatori.
Purtroppo a bordo non abbiamo l'attrezzatura da traina ma decidiamo di provare ugualmente con una canna da bolentino pesante e gli artificiali da Spigole.
Iniziamo con un Rapala piombato con 100 grammi, tra affondamento dell'artificiale e quello dovuto al piombo dovremmo arrivare intorno a 8/10 mt, non sono molti ( sarebbe necessario un Rapala piu' grande ) ma speriamo di invogliare i predatori a risalire piu' in superfice.
Trainiamo a 4 nodi con frequenti stacchi del motore in modo da affondare l'esca facendogli compiere un percorso a sali scendi, ma nessun attacco.
I bersagli sono ancora intorno alla barca sempre alla stessa profondita'.
Aumentiamo il piombo a 200 grammi e riduciamo la velocita' a 3/3,5 nodi sperando di affondere l'esca piu' vicino ai bersagli, nessun risultato.
Proviamo con Rapala di diversi colori che vengono completamente ignorati.
Mentre trainiamo Mario inizia a eviscerare i Fraolini, in modo da portarli a terra gia' puliti, e butta le interiora fuori bordo, io, che sono al timone, seguo con lo sguardo le interiora che galleggiano per vedere i Gabbiani che si affrettano a mangiarle, ma , al posto dei Gabbiani vedo una smogliata.
Questo puo' significare una sola cosa, sono Tonnetti.
Decidiamo di sacrificare qualche Fraolino e lo gettiamo in acqua.
Il pesce galleggia e si allontana verso poppa, a circa metà scia, saranno 5/10 metri, vediamo tre sagome scure che velocissime salgono in superfice fino ad arrivare a pochi centimetri dal Fraolino, poi decidono che non è di loro gradimento e si immergono.
Riproviamo con un altro Fraolino e accade la stessa cosa.
A questo punto siamo sicuri che si tratta di Tonnetti, ma non abbiamo le esche adatte, cioè le Sarde
Comunque, per non lasciare nulla di intentato, proviamo con i cucchiaini e le piume da Spigola a velocità tra 3 e 5 nodi ( molte volte i Tonnetti svogliati attaccano l'esca se trainata a velocità intorno ai 4/5 nodi) ma senza risultato.
Cucchiaino da Sinning in acqua dolce
Ad un certo punto, Mario, cercando dentro il gavone trova un vecchio cucchiaino con piuma che usavo in acqua dolce a Spinning, la misura sarebbe giusta, ma è un cucchiaino rotante che non puo' essere trainato a velocità di 3 nodi.
Comunque per non deluderlo e soprattutto perchè non si sa mai, fermo la barca e sostituiamo il Rapala con il cucchiaino togliendo il piombo.
Il risultato è disastroso.
Appena riparto vediamo il corpo del cucchiaino che inizia a ruotare insieme alla paletta e il terminale si attorcilia prima sul cucchiaino poi su se stesso formando un ammasso di filo.
Fermo tutto, recupero, e iniziamo a sbrogliare la matassa, intanto i Tonnetti seguitano ad incrociare la barca facendo suonare lo scandaglio come se ci sfottessero.
Mario guarda la superfice del mare con aria truce e getta fuori bordo altri due Fraolini, si ripete la scena dell'attacco e del rifiuto, forse i Tonnetti si sono abituati a seguire le paranze per mangare il pesce gettato fuori bordo, supponiamo che sia per questo che rimangono in vicinanza della barca.
A questo punto non sappiamo cosa fare.
Per i Tonnetti non abbiamo gli artificiali giusti, i Fraolini sono spariti quindi non resta che rientrare ma decidiamo di fare un'ultima prova.
A barca ferma iniziamo a pescare a Spinning.
Con barca ferma lanciamo l'esca e la recuperiamo facendogli compiere le evoluzioni ben note a chi pesca in acqua dolce, che consistono nel recuperare a velocità variabile con frequenti fermate per affondare leggermente l'esca.
Sulle prime Tonnetti si precipitano a guardare ma non attaccano poi abbocca il primo.
Il recupero è drammatico, la canna da Bolentino, anche se molto rigida, si piega fino a toccare l'acqua e consente al pesce di infilarsi sotto la chiglia, che è la situazione migliore per rompere la lenza.
Mario lascia la frizione lenta cosi' il Tonnetto puo' immergersi allontanando la lenza dalla chiglia ma la situazione è comunque complicata a causa del tipo di lenza montata, nultifibre da 12 libre e terminale 0,30, del tutto inadeguata.
Con molta pazienza e dandoci il cambio, a forza di mollare e recuperare, riusciamo a tenere il Tonnetto con la testa fuori dall'acqua.
Questa posizione gli impedisce di respirare e lo stanca molto rapidamente, infatti è finalmente a portata di guadino.
Mentre immergo il guadino per un bel colpo di fortuna il pesce ha uno scatto proprio verso l'imboccatura e si guadina da solo.
Con il secondo le cose vanno diversamente, infatti mentre Mario pesca riaccendo il motore e all'abboccata manovro la barca in modo da tenere sempre la lenza lontana dalla chiglia.
Quando anche il secondo è a bordo ci rendiamo conto che sono passate diverse ore, il sole sta tramontando, quindi dobbiamo ripartire velocemente se vogliamo evitare di navigare con il buio.
La decisione non è facile perchè saremmo rimasti volentieri per vedere come andava a finire, ma il freddo siberiano ed il vento da mare che inizia a rinforzare ci convingono a rientrare.
Cosi' termina frettolosamente la prima uscita a Fraolini che ha coinciso, in modo del tutto fortuito, con l'ultima a Tonnetti.
Naturalmente pima di sbarcare abbiamo messo il pescato in una busta di plastica semitrasparente in modo da far sembrare che le due grosse sagome dei Tonnetti fossero Fraolini mostruosamente grandi e ci siamo fermati al bar a prendere le sigarette, che non ci servivano.
Davanti al locale abbiamo opportunamente indugiato sotto gli sguardi invidiosi di alcuni amici che il giorno seguente, nonostante il mare mosso, erano in pesca alla ricerca degli inesistenti Fraolini da sogno.